lunedì 12 novembre 2018

Emissione fattura elettronica: regole e novità NUOVO TERMINE

Nuovo termine per l'emissione della fattura: a partire al prossimo 1° luglio 2019 cambia il termine per emettere e trasmettere la fattura elettronica all'Agenzia delle Entrate.

Il Decreto Legge 119/2018 - decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2019 - ha modificato i termini per l’emissione delle fatture con decorrenza a partire dal prossimo 1° gennaio 2019.
La modifica è intervenuta sul comma 2 dell’articolo 21 del d.p.r. 633/1972.
Attenzione: la modifica in oggetto ha carattere generalizzato e si riferisce sia alla fattura elettronica sia alla fattura analogica.

Termine emissione fatture elettroniche e analogiche: novità a partire dal prossimo 1° luglio 2019

Con l’articolo 11 del decreto legge 119/2018 è stato modificato il comma 2 dell’articolo 21 del d.p.r. 633/1972 nella parte in cui disciplina il termine entro quando emettere una fattura (regola generalizzata e da considerare applicabile sia alle fatture elettroniche che a quelle cartacee).
In particolare, la disposizione in oggetto prevede che:
a) tra gli elementi obbligatori della fattura di cui all’articolo 21 viene aggiunta la lettera g) bis in cui indicare la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempreché tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura;
b) la fattura potrà essere emessa entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione determinata ai sensi dell’articolo 6 dello stesso d.p.r. 633/1972. Attenzione: il termine modificato si riferisce all’emissione del documento in formato xml. Resta inteso che la trasmissione al Sdi dovrà avvenire sempre entro le ore 24.00 del medesimo giorno.

Emissione fattura elettronica ed estensione di 10 giorni: perché non concedere un maggiore termine se questo non danneggia l’Erario?

A proposito del punto b) di cui sopra, in particolare, ci si chiede perché il legislatore fiscale sia stato così stringente nei termini di emissione.
Di fatto, si sarebbe potuto utilizzare come termine quello previsto per la non applicazione delle sanzioni di cui al primo semestre del 2019, senza danneggiare lo Stato.
I termini di emissione si sarebbero potuti ricollegare, quindi, al termine entro il quale liquidare l’IVA cui la fattura considerata si riferisce.

Emissione fattura elettronica, nuovi termini dal 1° luglio 2019 e nuove regole da applicare

A partire dal prossimo 1° luglio 2019 entrano in vigore i nuovi termini per l’emissione della fattura elettronica, anche se occorre considerare tali regole valide anche per la fattura in formato analogico.
La nuova lettera g-bis del comma 2 dell’articolo 21 del d.p.r. 633/1972prevede l’indicazione di un nuovo elemento in fattura:
la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempreché tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura
In particolare, occorrerà individuare il momento di effettuazione delle operazioni ove questo sia diverso dalla data di emissione della fattura. Ciò può avvenire in due casi:
  • nuova ipotesi di emissione entro 10 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione;
  • fattura differita di cui all’articolo 21, comma 4, del d.p.r. 633/1972.
Ovviamente tale problematica non si porrà in caso di emissione della fattura immediata.

sabato 3 novembre 2018

Scatta il mese delle tasse

Siamo entrati nel mese delle tasse. Per le imprese, infatti, novembre è da sempre il periodo dell'anno più 'impegnativo' nei rapporti economici con l'erario. E tra gli acconti Ires e Irpef, i versamenti dell'Iva, dell'Irap e il pagamento delle addizionali regionali, comunali e le ritenute dell'Irpef, entro la fine di questo mese i lavoratori dipendenti, i possessori di altri redditi ma soprattutto gli imprenditori e i lavoratori autonomi saranno chiamati a corrispondere al fisco poco più di 57 miliardi di euro. A dirlo è l'Ufficio studi della Cgia. In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) si aggira attorno ai 500 miliardi di euro l'anno. Questa cifra così importante affluisce nelle casse dell'erario rispettando una serie di scadenze fiscali che si concentrano prevalentemente tra novembre (il mese top dell'anno) e dicembre e nei mesi di giugno e luglio.
TASSE DI NOVEMBRE - L'imposta più onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi verseranno questo mese sarà l'Iva, che comporterà un incasso per l'erario di 15 miliardi di euro. Seguirà l'acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.): queste ultime anticiperanno al fisco 14 miliardi di euro. I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, 'daranno' al fisco le ritenute per un importo pari a 11,5 miliardi di euro. L'acconto Irpef, invece, costerà alle aziende 7,4 miliardi di euro, mentre l'Irap implicherà un prelievo di 6,5 miliardi. Infine, le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l'addizionale regionale Irpef 'peserà' in entrambi i casi per poco più di 1 miliardo di euro. L'addizionale comunale Irpef e le ritenute bonifici detrazioni Irpef, infine, preleveranno dalle casse delle aziende rispettivamente 400 e 177 milioni di euro.

E' utile segnalare, scrive la Cgia nella sua indagine, che il gettito di ciascuna imposta definita in questa elaborazione è stato stimato sulla base dell'andamento registrato negli ultimi anni. Oltre a ciò, si è tenuto conto delle principali modifiche legislative intervenute nel frattempo. L'assiociazione, si legge ancora, in questa analisi non ha conteggiato i contributi previdenziali che dovranno essere versati entro il prossimo 16 novembre.
PROBLEMI DELLE IMPRESE - Non saranno poche le imprese che avranno problemi a onorare queste scadenze. Sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo: "A causa dei mancati pagamenti, una buona parte delle 950 mila aziende che lavora per la Pubblica amministrazione deve ancora incassare 57 miliardi di euro. Con poca liquidità a disposizione e il perdurare delle difficoltà di accesso al credito, per questi imprenditori non sarà facile recuperare i soldi per pagare le tasse. E' per questo che chiediamo al Governo Conte di trovare una soluzione", dice ancora Zabeo.
"Se non si riesce a saldare questi fornitori entro i tempi stabiliti per legge - suggerisce il coordinatore - si consenta a questi ultimi almeno la compensazione tra i crediti vantati verso la Pa e le imposte dovute al fisco. Per queste realtà sarebbe un grosso toccasana". Gli artigiani, sottolinea l'associazione mestrina, ricordano che "nel dicembre 2017 la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni europee contro i ritardi di pagamento".
Inoltre, secondo i risultati emersi dalle ultime indagini campionarie riportate dalla Banca d'Italia nella 'Relazione annuale 2017', lo stock di debiti commerciali in capo all'Amministrazione pubblica italiana sarebbe sceso da 64 a 57 miliardi di euro. E in attesa che il ministero dell'Economia riesca finalmente a dimensionarli con esattezza, si ipotizza, al netto della quota riconducibile ai ritardi fisiologici (ovvero entro i 30/60 giorni come previsto dalla legge), che le imprese fornitrici vanterebbero 27 miliardi di crediti dalla Pa.
QUADRO NORMATIVO - Tornando ai dati dell'analisi, secondo la Cgia è ormai avvertita da tutti la necessità di semplificare il quadro normativo del nostro sistema fiscale. "Con un fisco più trasparente - afferma il segretario della Cgia Renato Mason - anche l'Amministrazione finanziaria potrebbe lavorare meglio ed essere più efficiente per contrastare l'evasione/elusione fiscale. La moltitudine di leggi, decreti e circolari esplicative presenti nel nostro ordinamento tributario, invece, complica la vita anche agli operatori del fisco che, comunque, continuano a essere uno dei comparti più virtuosi della nostra Pubblica amministrazione".

Malattia, quando ti possono licenziare

Licenziare un dipendente assente per malattia è possibile, ma solo al trascorrere di un determinato periodo di tempo. Nelle prime settimane di malattia, infatti, il dipendente non può essere licenziato visto che la legge lo tutela preservandolo da eventuali provvedimenti disciplinari da parte del datore di lavoro. Nel contempo il lavoratore percepisce un'indennità di malattia che nei primi tre giorni (periodo di carenza) è corrisposta dal proprio datore di lavoro, mentre per quelli successivi dall'Inps. Da parte sua il dipendente ha l'obbligo di comunicare l'assenza per malattia al datore di lavoro, di richiedere il certificato medico e di rispettare l'obbligo di reperibilità negli orari delle visite fiscali.
Ma torniamo a parlare del licenziamento per malattia. Come anticipato questo non è possibile nei primi giorni, tuttavia una volta decorso un determinato arco di tempo - chiamato periodo di comporto - al datore di lavoro viene lasciata la libera facoltà di poter recedere anticipatamente il contratto di lavoro. È l'articolo 2210 del Codice Civile, precisamente nel II comma, a permettere il licenziamento per malattia una volta trascorso il periodo di comporto, il quale è quantificato dal CCNL a cui fa riferimento il lavoratore. Ad esempio, per gli impiegati con meno di 10 anni di servizio il periodo di comporto è di 3 mesi, mentre per quelli con anzianità superiore è di 6 mesi. Per avere la certezza di quanti giorni di assenza non bisogna superare, quindi, bisogna fare riferimento al contratto collettivo di riferimento.
 Di solito, comunque, il periodo di comporto è pari a 180 giorni che tra l'altro è anche il limite annuo dei giorni di assenza per malattia che l'Inps retribuisce. Scaduto il 180esimo giorno, quindi, il dipendente non percepisce alcuna indennità sostitutiva. Prima di concludere è bene sottolineare che il periodo di comporto può essere secco, ossia quando fa riferimento a un'unica malattia ininterrotta, o anche per sommatoria, ossia quando nel calcolo si tiene conto di tutti i giorni di assenza per malattia effettuati nel corso dell'anno anche se non consecutivi.