martedì 21 luglio 2020

C'è un'emergenza che non accenna a placarsi: le morti sul lavoro

La buona notizia è che le settimane passano, i contagi non riesplodono a parte alcuni focolai in giro per il paese e dunque sempre più persone stanno tornando alle loro professioni. La cattiva notizia è che il ripopolamento delle fabbriche, dei cantieri e degli altri luoghi di lavoro ha rimesso in moto il triste bollettino delle morti bianche. Se il Covid-19 ha perso, quanto meno in Italia, la sua carica letale, lo stesso non si può dire per quello che è un problema endemico del Paese, i decessi sul lavoro appunto. Un’emergenza che è tale da decenni e che non accenna a diminuire.
Nelle scorse 24 ore sono morte ben cinque persone mentre svolgevano la propria professione. Due operai sono precipitati da un cantiere a Roma da un’altezza di 20 metri. Un altro è stato travolto da un suv in un cantiere nell’avellinese. Un operaio è stato travolto da uno scudo metallico nell’area portuale di Savona. Infine, un muratore è caduto da un’impalcatura di un palazzo nel napoletano. Potrebbe sembrare una giornata sfortunata, la concentrazione casuale di una serie di tragedie tutte nello stesso lasso di tempo. La realtà è che si tratta di ordinaria amministrazione.

Nel 2019 in Italia ci sono state 1.089 vittime sul lavoro, 783 delle quali hanno perso la vita in occasione del lavoro e 306 in itinere. A questo si aggiungono gli oltre 640mila infortuni sul lavoro occorsi, che in molti casi hanno avuto esiti molto gravi. In Italia, insomma, ci sono in media tre morti bianche e oltre 1.700 infortuni sul lavoro al giorno. Dati spaventosi, ben superiori alla media europea. Ma dati parziali, soprattutto nella parte relativa agli infortuni: molti non vengono denunciati, soprattutto quando a essere coinvolti sono lavoratori irregolari, perlopiù stranieri. Esemplificativa la storia del taglialegna moldavo ucciso da un cavo nel bellunese e portato fuori dal cantiere dal suo datore di lavoro, così da non far emergere il suo impiego in nero. 
C’è un problema di sicurezza del lavoro in Italia, una mancanza che è prima di tutto culturale. Gli alti costi del lavoro fanno sì che imprenditori senza scrupoli compensino le loro spese tagliando proprio lì dove invece andrebbero semmai destinate ancora più risorse: la tutela dei propri dipendenti. Scarsa formazione, dispositivi di protezione all’osso, ma anche assunzione irregolare per non dover sottostare alle costose disposizioni securitarie. La salute sul lavoro è un pilastro fondamentale del lavoro stesso, eppure le due cose vengono sempre più viste come entità separate, ciascuna con vita propria.
A tutto questo va poi aggiunto il processo di precarizzazione in corso, con gli effetti del Covid-19 che non faranno altro che peggiorare una situazione già critica. La depressione economica, le sempre meno opportunità professionali, spingono le persone ad accettare qualunque cosa, anche quei lavori che li espongono a rischi notevoli. C’è poi il discorso della fretta sul lavoro, data da una contemporaneità sempre più veloce. Pensiamo ai rider, che ogni giorno devono sfrecciare nelle vie delle città come fossero circuiti urbani, dal momento che la piattaforma per cui lavorano promette nel suo nuovo volantino la consegna entro 30 minuti e che la loro misera paga dipende da quante consegne riescono a fare in un’ora. Che gli incidenti dei rider siano all’ordine del giorno non è allora un caso.
Un tessuto sociale sempre più disperato e privo di alternative, datori di lavoro che mettono il bilancio della propria attività davanti alla salute dei propri dipendenti, le sacche del lavoro nero che non accennano a diminuire, consumatori che non sono più disposti ad aspettare e vogliono tutto subito. Eccolo il quadro italiano, quello dove le morti bianche fanno segnare valori record. Eppure i decessi giornalieri continuano a occupare trafiletti nei giornali, i morti restano perlopiù senza nome e la politica da decenni non affronta la questione, divenuta ormai parte stessa della nostra quotidianità. La strage delle ultime 24 ore è invece un grido d’aiuto, un appello a intervenire in modo risoluto sul tema della sicurezza del lavoro. Quella delle morti bianche è una pandemia tipicamente italiana che va avanti da troppo tempo.

Nessun commento:

Posta un commento