Un aggiornamento riporta in vita dopo dieci anni lo storico software p2p per il download di musica, film e programmi. Negli anni Novanta aveva contribuito alla grande crisi dell’industria discografica
Tutto questo oggi però ha un sussulto, un colpo di coda. Dopo dieci anni infatti è stato per la prima volta aggiornato eMule, il client peer-to-peer (che cioè non ha bisogno di un server da cui prendere contenuti perché questo vengono distribuiti direttamente dagli utenti che partecipano “alla pari” alla rete) che negli anni Novanta era considerato il re del download illegale o paralegale. La nuova versione 0.60a è disponibile da qualche giorno ed è la più significativa da tempo perché introduce il funzionamento (solo su Windows) nei sistemi a 64 bit, elimina una serie di funzioni obsolete e – scrivono gli appassionati della community open source che mantiene volontariamente il software – hanno riorganizzato e fattorizzato parte del codice, rendendo l’applicativo secondo loro più performante oltre che moderno. Sempre attuale, invece, è il divieto di condividere e scaricare file coperti da copyright.
Stroncato dalle cause legali da parte delle major discografiche (in seguito il marchio è rinato per cercare di capitalizzare sulla notorietà del sistema), Napster venne seguìto da una lunga lista di reti e servizi (il client e la rete si identificavano perfettamente) realmente decentrati e con nomi oggi “storici” per chi naviga la rete da tempo: Gnutella, Freenet, BearShare, AudioGalaxy, LimeWire, Kazaa, Grokster fino a eDonkey2000. Quest’ultimo, prima che la potente Riaa (l’associazione dei discografici americani) riuscisse a farlo chiudere nel 2005, era già stato la base per il lancio di eMule, che ne sfruttava la rete e la potenziava.
La storia del mulo
Negli anni, eMule fu al centro anche di situazioni e casi particolari. Ad esempio, a memoria di cronista fu uno dei primi software ad essere “clonato” in Cina, perché diventato un modo di scambio di dati più o meno legittimi molto popolare oltre la Grande Muraglia digitale. Le due versioni realizzate in Cina si chiamavano VeryCd (creato da Huang Yimeng) ed easyMule. Ancora oggi VeryCD è un software molto popolare e l’azienda commerciale di Shanghai che l’ha creato ha una base di utenti che utilizzano la rete ed2k enorme in quel Paese.
La pratica di “clonare” eMule era molto diffusa e nel tempo sono circolati vari client alternativi che millantavano velocità ed efficienza maggiori, facilità nell’acquisire quei “crediti” necessari ad avere diritto di accedere a più contenuti condivisi da altri utenti, e a proteggere da virus e malware. Solo che alcune di queste versioni erano essi stessi dei malware.

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